2026

La Trinità, scuola di comunione

La Trinità, scuola di comunione

Nella Solennità della Santissima Trinità, la comunità di Santa Maria in Portico si è raccolta attorno all'altare per contemplare il mistero di Dio che la fede cristiana riconosce come Padre, Figlio e Spirito Santo.

Nel corso dell'omelia, il parroco ha invitato i fedeli a guardare alla Trinità non come a un concetto da spiegare, ma come a una vita da accogliere e da imitare. Commentando il Vangelo di Giovanni, ha ricordato che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito», presentando la storia della salvezza come il racconto di un amore che continuamente esce da sé per raggiungere l'uomo.

La riflessione si è soffermata in particolare sulle parole di san Paolo: «La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi». Proprio la comunione è stata indicata come il frutto maturo dell'amore di Dio e il segno più autentico della presenza dello Spirito nella vita della Chiesa.

«La comunione non è semplicemente stare insieme», ha osservato il parroco. «Non è uniformità e nemmeno semplice vicinanza. Nasce quando ciò che riceviamo non lo tratteniamo per noi, ma lo condividiamo». Riprendendo il significato stesso della parola communio, la riflessione ha evidenziato come la comunione si costruisca attorno a un dono che circola e che genera relazioni nuove.

Da qui lo sguardo si è allargato al mistero trinitario. Il Padre fa spazio al Figlio, il Figlio vive totalmente rivolto al Padre e lo Spirito Santo è il legame vivo di questo amore. La Trinità si rivela così come una comunione perfetta, dove nessuno trattiene nulla per sé e ciascuno vive nell'accoglienza e nel dono reciproco.

A partire da questa immagine di Dio, l'omelia ha proposto una verifica concreta della vita cristiana. Molte delle difficoltà nelle relazioni nascono infatti dalla tentazione di chiudersi, di occupare tutto lo spazio, di non lasciare posto all'altro. La fede, invece, educa a fare spazio, ad accogliere e a condividere.

Al termine della celebrazione, i fedeli sono stati invitati a interrogarsi sulla qualità delle proprie relazioni quotidiane. Se la Trinità è il volto di Dio, allora la comunione diventa anche la vocazione dell'uomo: lasciar passare attraverso la propria vita l'amore ricevuto, perché il dono non si fermi ma continui a generare fraternità.