2026

Good Shepherd, Jorge Cocco

Riconoscere la voce del Pastore

Nella Domenica del Buon Pastore, mentre la Chiesa si raccoglie anche nella preghiera per le vocazioni, il Vangelo consegna a ciascuno una domanda essenziale: quale voce guida la mia vita?

Gesù si presenta con un’immagine semplice e decisiva: “Io sono la porta delle pecore”.
Non un muro che separa, ma una soglia che apre. Non una chiusura, ma il passaggio attraverso cui la vita trova verità e salvezza.

L’omelia di questa mattina ha condotto la comunità dentro questa immagine tanto quotidiana quanto profonda. Il recinto custodisce nella notte, protegge dal pericolo, offre riparo. E anche la nostra vita conosce molti recinti: abitudini, sicurezze, appartenenze, persino forme di fede che rassicurano. Ma il recinto non è la meta. Serve per la notte, non per il giorno.

Il Pastore, infatti, chiama e conduce fuori.

Qui il Vangelo tocca qualcosa di intimo e decisivo: Dio non si rivolge a una folla indistinta, ma chiama ciascuno per nome. La fede non nasce dall’abitudine né dall’imitazione, ma dall’incontro personale con una voce che conosce, ama e orienta.

Ogni vocazione comincia proprio lì: quando si scopre che la propria vita non è anonima, ma chiamata.

Il Buon Pastore non costringe e non trascina. Cammina davanti. Precede.
Non impone un cammino estraneo, ma apre una strada dentro cui la libertà può maturare senza paura.

Eppure il Vangelo avverte con chiarezza che non tutte le voci conducono alla vita. Alcune seducono, altre confondono, altre promettono sicurezza senza verità. Per questo la vita spirituale domanda discernimento: educare il cuore, custodire il silenzio, imparare a riconoscere ciò che viene davvero da Dio.

La voce del Pastore non è sempre la più forte, ma è quella che non manipola, non inganna, non trattiene. È la voce che nel tempo diventa familiare, perché parla alla parte più vera di noi.

In questa IV Domenica di Pasqua, la comunità è stata così ricondotta all’essenziale: la fede non è restare chiusi nelle proprie sicurezze, ma lasciarsi chiamare; non è paura di uscire, ma fiducia in chi precede.

E allora la domanda resta aperta, semplice e decisiva: La voce che seguo mi conduce alla vita… o mi trattiene nella paura?