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Sabato, 14 Settembre 2019 20:07

Con Maria ai piedi della Croce

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giocro1Una festività liturgica quella dell’Addolorata che tende a celebrare i sentimenti della Madre di Gesù. Fin dall’XI secolo si svilupparono celebrazioni devozionali intorno ai dolori e ai gaudi della Vergine Maria. Sarà nel XII secolo con Jacopone da Todi e la composizione dello Stabat mater a dar voce a quei sentimenti materni della “Donna de’ Paradiso”. Perché il dolore di Maria come quello del cristiano non è fine a se stesso, ma apre al mistero della compassione divina che in Gesù opera nella Chiesa. Furono i Servi di Maria a diffondere il culto dell’Addolorata originariamente legato alla Settimana Santa ma in seguito si prolungò nella festività della Esaltazione della Croce. Sotto la croce Maria riceve il testamento d’amore del Figlio e la sua anima viene trafitta dalla spada della Parola, che la rende fedele nell’attesa della resurrezione: “Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. (Lc 2, 34-35). San Giovanni Leonardi ebbe molto a cuore la presenza di Maria soprattutto nel tempo dell’esilio e della tribolazione. L’amore al Crocefisso risorto e alla sua Madre compassionevole, furono balsamo nei tempi del travaglio spirituale. Il tempo dell’esilio del Santo occupa una grande parentesi della sua esistenza. E’ il tempo della fedeltà vissuta. Nella “spiritualità dello sguardo” che il Leonardi trasmette in alcune omelie giovanili, possiamo individuare i tratti del suo travaglio intimo: “A te i miei occhi conquistati da te”. Se l’iconografia (ma anche il ricordo dei primi compagni) ci consegna una immagine del Santo con gli occhi bassi e profondamente riservato; nei suoi scritti, la teologia dell’occhio spirituale, si può dire che trasmette un'altra iconografia, quella della osservazione interiore capace di leggere gli accadimenti, anche quelli dolorosi, con una visione superiore delle cose. E’ nel “patto degli occhi” con il Figlio della Vergine, il Crocifisso-Risorto che il Santo ora può guardare la Chiesa bella e ferita. Una Chiesa da riformare nel capo e nelle membra. Una Chiesa da rifare guardando a Maria colei che “Stava più vicina alla Croce perché era anco più vicina a’suoi dolori; anzi era in Croce col Figlio perché l’anima è più dove ama che dove anima”. Questo amore crocifisso, animò i passi del Santo riformatore. Tra i suoi primi incarichi, vi fu quello di portare la pace intorno alla memoria mariana dell’Arco a Sant’Anastasia (Napoli). Nel nome di Maria non ci si può dividere. Così la piccola edicola mariana più volte ferita dall’insensatezza degli uomini, diventa icona della Chiesa ferita, per la quale il Leonardi fu chiamato a spendere le sue fatiche apostoliche. Il farmacista-prete non fondò solo un santuario, costruì una dimora per quanti desiderano guarire nel profondo i mali del corpo e dello spirito. Instancabile il Santo, ricevette dal Papa Clemente VIII il mandato di visitare un’altra Casa di Maria, il secolare santuario della Madonna di Montevergine ad Avellino. Intorno a questo luogo si era irradiato il dono della vita consacrata sotto la Regola di Benedetto. Ma quando i beni della terra attirano alla terra e allontanano il cuore dall’ascendere verso i beni celesti, la consacrazione religiosa perde il suo mordente. A Montevergine il Leonardi offrì una “nuova dimora” ai figli di Maria, i Virginiani, ad essi consegnò il primato del Vangelo di Gesù, invitandoli a spogliarsi di ciò che impedisce l’ascesa verso Cristo e a “risplendere come luci evangeliche poste su un alto monte”. (Continua)

15 settembre 2019
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